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Accessori bici

  • IL Casco – Sempre indossato

    IL Casco – Sempre indossato

    Il casco è una di quelle cose che sembrano ovvie… finché non le guardi da vicino.
    Tutti sanno che “bisogna metterlo”, ma pochissimi capiscono davvero cosa cambia tra un casco da 50€, uno da 100€ o uno da 300€.
    Eppure la differenza c’è eccome — almeno fino a un certo punto.

    Partiamo dal principio: il casco va indossato sempre.
    E dev’essere ovviamente omologato EN1078. Questo è il minimo sindacale, e già ti mette nella categoria “protetto”.

    Poi però ci sono i dettagli che fanno la vera differenza: come gestisce le rotazioni, quanto è stabile sulla testa, come si regola, quanto pesa, quanto ventila, e quali accorgimenti ha per il tipo di ciclismo che fai.

    Insomma: il casco è semplice da mettere, ma non da scegliere.
    Vediamo quindi come si fa a capirci qualcosa senza impazzire.


    Protezione – omologazione e i sistemi anti-rotazionali

    Parto da un concetto che spesso si dimentica:
    un casco omologato protegge. Punto.
    Se hai un casco certificato EN1078, sei già molto più al sicuro rispetto a chi esce senza.

    Ma se hai un minimo di budget, o vuoi semplicemente qualcosa “che dà quel qualcosa in più”, allora devi guardare ai sistemi anti-rotazionali, perché nelle cadute la testa raramente colpisce dritta: di solito ruota.
    E sono le rotazioni il problema serio.

    E qui non basta dire MIPS: i sistemi non sono tutti uguali, cambiano livello e qualità.
    Ecco come si classificano in modo sensato:

    Livello Base – solo EPS (nessun sistema extra)

    Il casco assorbe l’impatto lineare e basta. Va già bene, ma qui finisce tutto.

    Livello Medio – MIPS Essential / Core e alternative equivalenti

    Il classico strato giallo.
    Funziona, riduce le rotazioni, ma può sacrificare un po’ la ventilazione.
    Alternative:

    • POC SPiN
    • Lazer KinetiCore (base)

    Livello Alto – MIPS Evolve / MIPS Integra / KinetiCore avanzato

    La tecnologia diventa più sottile, meglio integrata e molto più comoda.
    Ventila meglio, pesa meno, si sente di meno.

    Livello Top – MIPS Air Node / MIPS Spherical / WaveCel / Koroyd

    Qui siamo nell’ingegneria seria:

    • Air Node integrato nelle imbottiture
    • Spherical con due calotte che ruotano l’una nell’altra
    • WaveCel che collassa progressivamente
    • Koroyd a tubicini verticali

    Sono caschi costruiti per chi vuole davvero il meglio.


    La Taglia – la misura giusta

    La “taglia” di un casco non è una lettera, è un range in centimetri.
    Ogni produttore fa le sue proporzioni, ma la logica è sempre la stessa: di solito trovi due o tre taglie per ogni modello, e ciascuna copre un certo intervallo.

    Quindi la domanda non è “che taglia porto?”, ma:
    “quanti centimetri misura la mia testa?”

    La misuri così:
    metro da sarta, 1 cm sopra le sopracciglia, giro completo senza stringere.

    Se sei nel mezzo tra due taglie — ad esempio 55 cm — parti sempre dalla più piccola.
    Se non ti stringe ai lati, avrai un casco più compatto, più leggero, più stabile e meno rumoroso.
    Un dettaglio che da solo cambia tutto.


    Regolazioni – come capire se un casco è “base”, “buono” o “top”

    La rotella dietro ce l’hanno tutti.
    Ma quello che fa quella rotella è la differenza vera.

    I livelli sono sempre gli stessi, ed è facilissimo riconoscerli:

    Base: la rotella stringe solo la fascia posteriore → casco che spinge sulla fronte.
    Medio: arriva la famosa gabbia a 360°, molto più confortevole e stabile.
    Alto: la gabbia si regola anche in verticale sul punto occipitale → combacia perfettamente con nuca e occhiali.
    Top: sistemi micrometrici tipo BOA/Atop → regolazioni precise come una scarpa da corsa.

    Salire di livello qui si sente davvero, soprattutto per chi pedala spesso.


    Cinghie e chiusure – dettagli piccoli ma fondamentali

    Valgono le stesse regole: salendo di livello, tutto si raffina.

    Le cinghie dei caschi base sono più ruvide, scivolano nei divider, danno fastidio.
    Nei modelli migliori diventano sottili, morbide, stabili.
    Nei top sono preformate e si regolano una volta sola, poi basta.

    Stesso discorso per la chiusura:
    ci sono le clip base, quelle più curate, e le magnetiche (come le Fidlock).
    Quelle buone si agganciano al volo, non pizzicano, non ballano.

    Non sono dettagli estetici: sono dettagli di vita quotidiana.


    Materiali – cosa cambia davvero (e cosa no)

    Quasi tutti i caschi sono fatti in EPS, il polistirene espanso che assorbe gli impatti.
    Funziona, pesa poco, ed è il motivo per cui anche un casco economico può proteggere bene.

    I materiali più raffinati — rinforzi in carbonio, Koroyd, WaveCel e via dicendo — migliorano la gestione dell’energia e riducono il peso.
    Ma la verità è che per un amatore il vantaggio si traduce in 30–40 grammi in meno: mezzo gel.

    Bellissimo averli.
    Assolutamente non indispensabile.


    Extra – utili per usi specifici, o semplicemente per rifinire tutto

    Qui si entra nel mondo delle “cose che non salvano la vita, ma salvano le uscite”.

    La predisposizione per le luci è oro per chi pedala in città.
    La visiera removibile è perfetta per MTB e gravel.
    Il supporto per gli occhiali nelle prese d’aria fa la differenza per chi fa strada.
    Rete anti-insetti? Indispensabile in estate se pedali in zone verdi.

    E sì, esistono anche i caschi trasformabili: con carenature apribili/chiudibili che li rendono aero o super ventilati a seconda del bisogno.
    Sono una chicca dei modelli di alta gamma, e hanno una logica molto più concreta di quanto sembri.


    Tipi di casco – scegliere quello giusto è metà del lavoro

    Non tutti i caschi sono uguali, e non devono esserlo.
    Ogni tipologia ha una logica precisa:

    • City/Urban: più copertura, luce integrata o predisposta, comodità.
    • All-Rounder: il jolly: va bene per tutto, da strada a gravel.
    • MTB: più protezione dietro, visiera, struttura rinforzata.
    • Aero: profilo chiuso, più velocità e silenzio, meno ventilazione.
    • Areato: leggerissimo, molto ventilato, perfetto per il caldo.
    • Trasformabile: la soluzione intelligente per chi fa un po’ di tutto.

    Sapere cosa fai in bici serve a scegliere cosa ti serve in testa.

    Focus strada e gravel: Aero o Areato?

    Qui molti si complicano la vita inutilmente.
    La scelta non riguarda i watt: riguarda quanto sudi, che percorsi fai e in che clima pedali.

    Il casco aero è fantastico se fai tanta pianura o vai forte.
    È silenzioso e dà quella sensazione di “tagliare l’aria”.
    Ma d’estate, se sei caloroso, può diventare impegnativo.

    L’areato, invece, è il più versatile: ci respiri dentro sempre, anche a bassa velocità.
    E se fa freddo?
    Fascia, cappellino o sottocasco — e diventa perfetto anche in inverno.

    Per il 90% degli amatori, la ventilazione vale molto più dell’aerodinamica.
    Non c’è discussione.


    Durata del casco – quando cambiarlo davvero

    Un casco non dura per sempre.
    L’EPS nel tempo si secca, si irrigidisce e perde la sua capacità di assorbire energia.

    Lo devi cambiare quando:

    • ha preso una botta seria
    • sono passati 5–7 anni
    • cinghie e regolazioni iniziano a cedere
    • la calotta è deformata o crepata

    Prezzo – la differenza vera è tra 50€ e 100€

    Qui andiamo dritti al punto:

    • tra 50€ e 100€ la differenza è enorme
    • tra 100€ e 200€ la differenza è piccola
    • oltre 200€ entri nei capricci da pro: bellissimi, ma non più “necessari”

    Ed è proprio dai 100€ che saltano fuori i veri best buy:
    Costano poco rispetto a ciò che offrono e stanno comodamente nella categoria “caschi seri”.
    Hanno ventilazione, stabilità, sistemi anti-rotazionali moderni, regolazioni fatte bene.
    Insomma: tutto quello che serve.


    Conclusione

    Un casco “buono davvero” non è quello più costoso:
    è quello che ti entra bene, resta stabile, protegge dalle rotazioni, ventila quando serve, e soprattutto lo indossi sempre.

    La sicurezza nasce dalla costanza, non dal prezzo.
    E oggi, con prodotti eccellenti già intorno ai 100€, puoi proteggerti alla grande senza complicarti la vita — né svuotare il portafoglio.

  • Le Luci – Essere davvero visibili

    Le Luci – Essere davvero visibili

    In questo articolo vediamo come scegliere le luci giuste, quali caratteristiche contano davvero e quali dettagli fanno la differenza tra essere visibili e sperare di esserlo.


    La luce posteriore: Sicurezza attiva

    Quando parliamo di sicurezza in bici, la luce posteriore viene ormai subito dopo il casco per importanza. Non è più un accessorio opzionale: oggi è indispensabile per ogni ciclista, su ogni bici, in ogni uscita. È la tua “firma luminosa” sulla strada.

    Ecco cosa analizzare quando decidi di acquistarne una:

    Potenza e modalità — La base di tutto

    La priorità assoluta è la visibilità. Anche se una buona luce solitamente copre ogni esigenza, le considerazioni tra uso diurno e notturno cambiano:

    • Uso Diurno: È fondamentale una modalità lampeggiante (flash) da 30–50 lumen. Il lampeggio cattura l’attenzione dei guidatori molto meglio di una luce fissa, rendendoti individuabile anche in pieno sole.
    • Uso Serale: La potenza necessaria scende a 20–30 lumen in modalità fissa. Questo garantisce una presenza chiara senza abbagliare chi ti segue. La modalità fissa è fondamentale di notte perché il lampeggio rende difficile per chi guida calcolare correttamente la tua profondità e la distanza. La vera differenza qui la fa la qualità del fascio, che deve essere ben distribuito anche lateralmente.

    Funzioni extra — Sensori e Radar

    Una volta scelti potenza e modalità, passiamo alle funzioni moderne che incrementano la sicurezza:

    • Sensore di frenata: La luce riconosce la decelerazione e aumenta l’intensità (funzione stop). È preziosissima nel traffico urbano e nelle uscite di gruppo per comunicare rallentamenti improvvisi.
    • Sensore crepuscolare: Attiva il lampeggio quando rileva forti luci (come i fari di un’auto). Utile, ma con un limite: non essendo efficace con la luce del giorno, la sua utilità è circoscritta.
    • Il Radar: Grazie alla scadenza del brevetto Garmin, molti produttori stanno lanciando i propri modelli. Oltre a mostrarti i veicoli in avvicinamento sul ciclocomputer, la sua vera forza è la comunicazione attiva: quando rileva un’auto, la luce cambia pattern e intensità per “svegliare” l’attenzione dell’automobilista. A differenza di quello che si può pensare, non serve solo a te per sapere chi arriva, ma serve soprattutto a farti vedere meglio da quell’auto.

    Attacchi, ricarica e praticità

    • Autonomia: Verificate sempre le durate dichiarate per ogni modalità. Non serve che duri settimane, ma deve coprire agevolmente la vostra uscita più lunga.
    • Sistemi di fissaggio: Oltre al classico cinturino in gomma, valutate la disponibilità nella confezione o after-market di supporti extra (ad esempio quelli per i binari della sella). Permettono un montaggio più stabile, estetico e facilitano lo spostamento della luce se avete più biciclette.
    • Standard di ricarica: Prediligete l’USB-C. È più robusto, più moderno e soprattutto ti permette di usare lo stesso cavo di smartphone e ciclocomputer.
    • Impermeabilità: Una certificazione IPX6 è il target ideale per un dispositivo che deve resistere a pioggia battente e schizzi di fango.

    Il consiglio pratico: Le luci con radar sono il top di gamma attuale. Tuttavia, se cercate una soluzione più compatta o avete un budget limitato, una luce con un buon flash diurno e un sensore di frenata integrato resta un’ottima scelta per la sicurezza quotidiana.


    La luce anteriore: farsi notare di giorno e vedere di notte

    A differenza della luce posteriore, dove l’obiettivo è quasi sempre farsi individuare, per l’anteriore la differenza tra uso diurno e serale è profonda e cambia radicalmente l’hardware necessario.

    Uso diurno: la tua “bandiera” anteriore

    Di giorno non hai bisogno di illuminare l’asfalto, ma di “bucare” il campo visivo di chi arriva di fronte a te o di chi si sta immettendo da una laterale.

    • Potenza e Flash: Per essere efficace contro il sole, serve una modalità flash tra i 100 e i 200 lumen. Un lampeggio irregolare è fondamentale per distinguersi dai riflessi dei vetri o delle carrozzerie.
    • Luce diurna vs notturna: Una piccola luce diurna (spesso chiamata “safety light”) è leggerissima e compatta, ma attenzione: non sarà assolutamente sufficiente se ti trovi a pedalare dopo il tramonto in una zona non illuminata.

    Uso serale e notturno: profondità e fascio

    Quando cala il sole, la priorità diventa vedere dove metti le ruote.

    • Lumen reali: Per pedalare in sicurezza su strade extraurbane buie, servono almeno 400-600 lumen. Se fai percorsi extraurbani, meglio puntare verso i 1000 lumen.
    • Il disegno del fascio: Una buona luce notturna non deve solo essere potente, ma avere un fascio “tagliato” superiormente (per non abbagliare chi arriva di fronte) e profondo, per permetterti di vedere buche o ostacoli con largo anticipo.
    • Gestione del calore: Le luci potenti scaldano molto. Assicurati che il corpo sia in alluminio o che abbia delle alette di raffreddamento, specialmente se prevedi di usarla alla massima potenza per lunghi periodi.

    Posizionamento e integrazione

    Per la luce diurna, essendo compatta, è abbastanza semplice da posizionare; nell’ultimo periodo si sono diffuse luci che, se avete già il supporto per il ciclocomputer, si agganciano senza adattatori direttamente su di esso. Per la luce notturna, essendo più ingombrante, bisogna porre maggior attenzione al montaggio. Una delle soluzioni esteticamente e tecnicamente migliori è il montaggio tramite attacco tipo GoPro, spesso possibile sotto il supporto del ciclocomputer. Questo mantiene la luce centrata, stabile e libera il manubrio.

    Funzioni Smart

    Anche davanti la tecnologia aiuta, ma è meno importante rispetto alla luce posteriore. Esistono modelli che si sincronizzano con il flash della luce posteriore o che sono controllabili dal ciclocomputer; addirittura alcuni modelli evoluti regolano la potenza in base alla luce ambientale o alla velocità (grazie al GPS del ciclocomputer): più vai veloce, più il fascio si allunga. Ma onestamente sono tutte funzioni delle quali l’utilizzatore medio può fare a meno; sono importanti per usi specifici che riguardano una ristretta cerchia di ciclisti.

    Conclusione

    Essere visibili è un lavoro di dettagli. Investire in un buon set di luci non significa solo rispettare il Codice della Strada, ma acquistare tempo di reazione: quello spazio vitale che permette a un automobilista di accorgersi di noi e compiere la manovra corretta. Che sia una piccola luce posteriore, un radar che ti guarda le spalle o un flash anteriore, ricorda: la differenza tra “essere visti” e “sperare di esserlo” sta tutta nella qualità della tua firma luminosa.

  • Strumenti di Gonfiaggio

    Strumenti di Gonfiaggio

    Dopo aver visto gli strumenti essenziali per la cura quotidiana della nostra bici in questo articolo, oggi entriamo nel dettaglio dei sistemi di gonfiaggio, distinguendo ciò che serve davvero a casa da ciò che è fondamentale quando sei fuori.


    Pompa da Casa: le Cose che Contano Davvero

    Quando si parla di gonfiare le gomme a casa, non serve avere la pompa “perfetta”: serve avere una pompa che ti permetta di mettere la pressione giusta, senza andare a occhio e senza ritrovarsi con la ruota mezza sgonfia o troppo gonfia.
    E per riuscirci, la cosa più importante non è la pompa in sé, ma il manometro.

    Un manometro preciso, meglio se digitale, ti evita i classici errori di lettura dei modelli economici: scale poco chiare, aghi che ballano, valori stimati a occhio. Con un digitale sai esattamente dove sei e quanto manca, fine della storia.

    Poi c’è l’attacco valvola. Spesso è il componente più ignorato, ma se non tiene bene, perdi aria mentre gonfi o quando lo stacchi. Se senti un “pssshhh” che dura un po’ troppo, sappi che stai buttando via parte della pressione che hai appena faticato a mettere. Un buon attacco, solido e compatibile Presta/Schrader, fa davvero la differenza.

    Sul tipo di pompa, puoi tranquillamente usare una classica pompa da pavimento — robusta, stabile e con un tubo decente — oppure una pompa elettrica da casa.

    Le pompe elettriche di qualità sono una soluzione molto furba da prendere in considerazione: sono precise, stabili e — dettaglio non da poco — hanno attacchi che funzionano anche su auto e moto.
    Tradotto: puoi usarle per la bici, ma ti tornano utilissime anche per controllare la pressione della macchina o della moto una volta al mese o prima di un viaggio. Visto che quasi tutti hanno almeno un’auto in casa, ha senso valorizzare qualcosa che ti semplifica la vita su più fronti.

    Se invece usi tubeless, che in fuori strada è ormai lo standard ma sta prendendo piede anche su strada, sappi che per tallonare un copertone serve tanta aria tutta insieme. Con una pompa normale di solito non ce la fai.
    Qui le soluzioni sensate sono due:
    – un compressore che potresti già avere in casa perchè lo usi per l’auto, la moto o per fare lavoretti. Se ce l’hai o lo vuoi prendere, è perfetto anche per la bici, comodissimo, immediato e spesso già pronto all’uso.
    – oppure una pompa con camera booster, che ti permette di caricare aria e rilasciarla tutta in un colpo solo, senza dover comprare altro.

    In sostanza, per gonfiare bene le gomme a casa non ti serve chissà cosa: ti serve che tutto funzioni in modo preciso e affidabile.
    Manometro serio, attacco che non perde, pompa stabile… e se usi tubeless, un modo per tallonare senza perdere tempo. Il resto è rumore.


    Fuori Casa: cosa ha davvero senso portarsi dietro

    Quando sei fuori casa, la logica cambia completamente rispetto al garage. Non hai più spazio, stabilità o strumenti comodi: devi cavartela con qualcosa di piccolo, leggero e affidabile. E come sempre, ogni sistema ha pro e contro, non esiste la soluzione perfetta che va bene per tutti.

    Le opzioni reali sono tre: la mini pompa manuale, la cartuccia CO₂ e la mini pompa elettrica. La cosa importante non è sceglierne “una migliore”, ma capire cosa fa bene ciascuna e in quali situazioni ti lascia a piedi.

    La mini pompa manuale è la soluzione più affidabile in assoluto perché funziona sempre. Non ha batterie, non ha consumabili, non dipende da nient’altro. Però, per quanto tutte somiglino a un tubo di alluminio con una maniglia, ci sono due differenze fondamentali. La prima è la distinzione tra high pressure e high volume, che in teoria suona complicata ma nella pratica è semplice: se hai una bici da corsa, ti serve la high pressure, perché ti permette di arrivare alle pressioni alte senza impazzire; se invece hai gravel o MTB, ti serve la high volume, perché muove più aria a ogni pompata e riempie copertoni grossi senza farti venire un crampo al braccio.

    L’altra cosa davvero importante è che abbia un tubo flessibile. Le pompe con l’attacco diretto sulla testa sembrano più compatte, ma alla prima pompata ti rendi conto che stai tirando la valvola a destra e sinistra. Con il tubo invece lavori meglio, con più leva e senza rischiare di rompere la valvola Presta (che è delicata per definizione). Se la pompa non ha il tubo, vale la pena cercarne un’altra.

    C’è poi il tema delle dimensioni. Se vuoi un setup pulito, con tutto nascosto dentro una falsa borraccia, devi stare sotto ai 16–17 cm da chiusa. Sopra quella misura, non entra, e te la ritrovi a doverla legare al telaio o infilare in tasca.

    La CO₂ è invece la soluzione “rapida”. Ti risolve una foratura in dieci secondi netti e soprattutto ti dà una pressione decente senza sforzo. Però ha diversi limiti che vanno detti per onestà: la CO₂ tende a disperdersi più velocemente dell’aria normale, quindi la gomma dopo qualche ora si sgonfia. Inoltre, se sbagli la manovra o se la testina è scarsa, puoi buttare via una cartuccia in un soffio. Per questo motivo fuori casa si portano almeno due cartucce, sempre. Una sola è una scommessa che prima o poi perdi.

    Infine ci sono le mini pompe elettriche, che negli ultimi anni sono diventate molto più valide. Sono comode, precise, ti permettono di impostare la pressione e arrivano a livelli più che sufficienti per strada e gravel. Il loro difetto è evidente: pesano un po’ di più e dipendono dalla batteria. Significa che funzionano benissimo… finché non te le dimentichi scariche. È l’unica vera “contropartita”, ma è una contropartita da tenere a mente, perché fuori casa non hai una seconda chance.

    Per questo motivo molti ciclisti usano una combinazione mista: una CO₂ per risolvere la situazione al volo e una mini pompa manuale come “rete di sicurezza” che non tradisce mai. La pompa elettrica è una scelta più da comfort, ottima per chi vuole cavarsela senza fare 200 pompate o per chi controlla spesso la pressione anche durante l’uscita.

    In definitiva, quando sei fuori casa non devi portare tutto: devi portare qualcosa che funzioni nel momento in cui ti serve. Tutti i sistemi hanno i loro punti forti e i loro punti deboli, e la scelta migliore è quella che ti permette di tornare sempre a casa senza stress.

  • Il Kit Fondamentale per Casa e Fuori

    Il Kit Fondamentale per Casa e Fuori

    Questo articolo vuole partire dall’ABC per iniziare a creare le fondamenta di ogni buon ciclista. Per molti saranno cose ovvie e scontate, ma è bene non dare nulla per scontato e analizzare ogni aspetto partendo proprio dall’inizio. Parliamo di quegli strumenti che bisogna assolutamente avere a casa e di quelli da portarsi dietro in sella: se non avete uno di questi elementi, il consiglio è di procurarvelo al più presto.

    In questa guida non approfondiremo ogni singolo componente (per quello realizzeremo degli speciali mirati nel tempo), ma ci limiteremo a spiegarne brevemente l’utilità.


    A CasaIl kit per la manutenzione base

    Ci sono tante cose che possiamo delegare al nostro meccanico, ma tenere le gomme alla giusta pressione e la catena pulita/lubrificata sono operazioni che vanno fatte spesso. Bisogna imparare a fare da sé, ecco quindi cosa ci serve:

    • Pompa con manometro: Le gomme devono essere sempre alla pressione corretta. È bene regolare la pressione con una pompa che indichi i valori precisi. Il controllo non va fatto necessariamente subito prima di salire in sella: in caso di uscita mattutina, ad esempio, va bene farlo anche la sera prima.
    • Sgrassatore catena: La catena va tenuta pulita perché lo sporco consuma prematuramente tutti i componenti della trasmissione. Indicativamente la pulizia andrebbe fatta ogni 3 uscite o 300km, ma in caso di percorsi sporchi o pioggia va fatta dopo ogni uscita. Importante: usate prodotti specifici per bici; sgrassatori generici potrebbero essere troppo aggressivi.
    • Lubrificante per catena: Dopo la pulizia, la catena ha bisogno di lubrificazione per essere fluida e silenziosa. L’ideale è averne uno da asciutto (Dry) per la bella stagione e uno da bagnato (Wet) per l’inverno o il fango.

    Il consiglio extra

    Cavalletto/supporto: Per lavorare comodamente e tenere la bici in posizione stabile senza rischiare di graffiare il telaio o far cadere la bici mentre maneggiate la catena.


    In Sella – Il Kit di emergenza

    Il problema più comune che, prima o poi, capita a tutti è la foratura: per questo bisogna avere sempre con sé il necessario per cambiare la camera d’aria e ripartire. Ma non è l’unica insidia: e se una vite si allenta e il reggisella scende improvvisamente? Un multitool con punte di varie dimensioni sarà la tua salvezza. Ecco cosa dovresti mettere nel borsello sottosella o nella falsa borraccia per non farti mai trovare impreparato:

    Camera d’aria di scorta: Anche se utilizzi un sistema tubeless, la camera d’aria è la tua “assicurazione sulla vita” in caso di tagli troppo grossi per essere sigillati dal liquido.

    Leve smontagomme: Indispensabili per scalzare il copertone dal cerchio senza distruggersi le mani o, peggio, danneggiare le ruote con attrezzi improvvisati.

    Mini-pompa o erogatore CO2: Fondamentali per ripristinare la pressione dopo una riparazione d’emergenza. La pompa è una garanzia infinita, la CO2 è la soluzione più rapida per tornare subito in sella.

    Multitool: Il vero “coltellino svizzero” del ciclista. Ti permette di stringere viti allentate dalle vibrazioni o fare piccole regolazioni dell’assetto durante l’uscita.